Modelli di condivisione. La mobilità sostenibile dallo sharing al metaverso.

Modelli di condivisione. La mobilità sostenibile dallo sharing al metaverso.

Intervista a Matteo Tanzilli, Presidente Assosharing e autore del libro “Modelli di condivisione. La mobilità sostenibile dallo sharing al metaverso” edito da Luiss University Press

Dopo la laurea in Project Management presso la facoltà di Architettura de La Sapienza di Roma prosegue con gli studi alla Columbia University di New York e un master in cybersicurezza. Oggi è Public Affairs Advisor di primarie aziende oltre ad essere presidente di Assosharing, la prima associazione di categoria del comparto sharing mobility e Vicepresidente di ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori. Nel 2021 è stato inserito tra i migliori manager nella classifica redatta da Forbes.

Per una società che cambia devono esserci nuovi modelli di mobilità come risposta alle nuove esigenze. Quali? 

“I servizi sono in condivisione quando è possibile noleggiare un’auto, un monopattino, una bicicletta o uno scooter, elettrici o tradizionali, non di proprietà e utilizzarli per un tempo limitato, pagando secondo tariffe orarie stabilite nel contratto di noleggio. 

Negli anni sono stati sviluppati principalmente due modelli operativi per la gestione dei servizi in questione. Il primo modello operativo, definito “a postazione fissa” (station based), prevede la possibilità di prelevare e rilasciare il mezzo in aree predeterminate e vincolate. Tale modello operativo presuppone la disponibilità di aree, private o pubbliche, e comporta una certa rigidità di utilizzo che si accompagna a un contenimento dei costi operativi per il gestore. 

Le più recenti esperienze in materia di servizi di sharing hanno messo in evidenza lo sviluppo di un modello operativo dotato di maggiore flessibilità d’uso, ovvero il modello “a flusso libero” (free floating). In questo caso, il prelievo e il rilascio dei mezzi è tendenzialmente libero, fermo restando la necessità di assicurare che i veicoli in sharing stazionino in coerenza con la regolamentazione della sosta comunemente applicabile al Codice della Strada. La maggiore flessibilità dei servizi a flusso libero si traduce nella necessità di stabilire una densità minima dei veicoli sul territorio, commisurata alla domanda, alla tipologia di veicolo e allo scenario d’uso abituale del servizio.”

Nello specifico, cos’è la sharing mobility? E con quali mezzi – pensiamo alla tecnologia – è possibile svilupparla? 

“La definizione di sharing mobility finisce per identificare le modalità con le quali le persone si spostano utilizzando mezzi condivisi piuttosto che mezzi privati, siano essi un’automobile, un monopattino o uno scooter. Grazie all’impiego della tecnologia, la sharing mobility permette agli utenti di condividere sia i veicoli sia i tragitti, realizzando servizi scalabili, più efficienti e vicini alle esigenze degli utenti finali. Ogni mezzo sharing infatti è dotato di un IOT, un cervello connesso alla rete che in tempo reale che monitora ogni corsa. 

Secondo l’ultimo rapporto redatto dall’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility si registra una crescita dei servizi in condivisione del 61% nel 2021, rispetto all’anno precedente, con un numero di corse pari a 35 milioni, realizzate con 89mila veicoli. Anche gli iscritti a tutte le tipologie di servizi sharing sono aumentati del 31%, contando nel 2021 oltre 7,4 milioni di utenti rispetto all’anno precedente.”

La sharing mobility è la mobilità del futuro? E perché? 

“Le abitudini delle persone stanno cambiando a favore del ‘Nownership’, a favore del pagamento al consumo rispetto alla proprietà. Anche le città del futuro saranno percorse sempre più da veicoli in sharing: potrà essere ridotta la fatica della guida grazie alla riduzione del traffico, si potranno eliminare gli oneri connessi alla proprietà, si realizzeranno iniziative a favore dell’ambiente, si diminuiranno i tempi per gli spostamenti e il parcheggio, e il numero degli incidenti. Siamo solo all’inizio di questa rivoluzione che sta già cambiando le nostre abitudini e la vita nelle nostre città.

Un segnale: nel febbraio 2021 entra nel paniere Istat, ovvero l’elenco dei prodotti che compongono il riferimento per la rilevazione dei prezzi al consumo, il monopattino elettrico in sharing, che si aggiunge agli altri veicoli in sharing nel segmento di consumo ‘Noleggio mezzi di trasporto e sharing’. Ciò dimostra come una parte sempre più consistente del nostro Paese si rivolga a questa forma di trasporto urbano a basso impatto ambientale. In questo senso l’adeguamento delle infrastrutture rappresenta una condizione indispensabile per il sistema dei trasporti in generale ma, a maggior ragione, per lo sviluppo della mobilità condivisa. È dimostrato, infatti, che infrastrutture ben sviluppate riducono i costi di trasporto e facilitano la circolazione di merci, persone e informazioni.”

Dallo sharing al metaverso: come sarà lo sviluppo della mobilità nel mondo virtuale?

“La mobilità subirà una profonda revisione. Si inizierà a lavorare o studiare, in linea con la diffusione dello smart working o della didattica a distanza, nel metatarso, nella rappresentanza digitale dell’ufficio con una versione realistica di se stessi ma rimanendo fisicamente seduti a casa.

Il metaverso consentirà quindi al nostro ologramma di essere presente ovunque, virtualmente, senza bisogno di essere ovunque fisicamente. 
Lo spostamento diventerà un’esperienza personalizzata. Le persone svolgeranno altre attività durante il viaggio per godersi il tempo speso in movimento, ottimizzando drasticamente i tempi e costi.
 

Gli spostamenti fisici nel futuro potrebbero essere pianificati solo per scopi precisi. Mi riferisco, ad esempio, a cure mediche presso strutture specialistiche, viaggi di carattere religioso, occasioni per stare con la famiglia o vacanze basate su esperienze sensoriali. Ci sono infatti attività basate su sensi come gusto e olfatto che si tramutano in un brindisi (fisico) con un buon bicchiere di vino rosso che ancora non possono essere replicati nel metaverso. Almeno per ora.”

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Smart Ways: Le nuove strade della mobilità tra terra, cielo e mare”

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