MOBILITÀ: ITALIA IN LINEA CON GLI OBIETTIVI DELLA COMMISSIONE

Il settore trasporti al centro degli sforzi congiunti europei
I piani dell’Ue spiegati da Antonio Parenti, Direttore della Rappresentanza in Italia Commissione Europea

Strategie e priorità della Commissione 2019-2024: come si inserisce il tema del settore mobilità – dalle infrastrutture, veicoli fino ai servizi – all’interno degli obiettivi da raggiungere?

“La mobilità è da sempre ciò che permette tutto il resto: il commercio, gli scambi, il turismo, e tutti i settori chiave dipendono da una mobilità efficiente e competitiva. Sappiamo però che il settore della mobilità ha un peso specifico importante all’interno dell’economia totale delle emissioni, e l’ambizione europea è di canalizzare il greening del settore congiuntamente a un rinnovamento delle infrastrutture e dell’ecosistema della mobilità.

Il settore dei trasporti in senso lato è quindi al centro degli sforzi congiunti europei. La nostra valutazione già prima del Green Deal, mostrava che il fabbisogno di investimenti per i veicoli e le infrastrutture necessarie per la mobilità a basse emissioni di carbonio sarebbe stato di circa 130 miliardi di euro all’anno fino al 2030. Non si tratta di una cifra da poco, ed è per questo che stiamo fornendo un livello di finanziamento senza precedenti al settore europeo dei trasporti. Attraverso il meccanismo per collegare l’Europa, i fondi di coesione, il fondo InvestEU, Orizzonte Europa e il fondo per l’innovazione, abbiamo stanziato quasi 100 miliardi di euro per il ciclo finanziario corrente (2021-2027), per sostenere lo sviluppo del sistema dei trasporti.

Questa cifra già sostanziale è stata raddoppiata con l’adozione del bilancio Next Generation EU, e in particolare attraverso il dispositivo per la ripresa e la resilienza. Si stima che nell’ambito di questo strumento gli stati membri abbiano dedicato più di 90 miliardi di euro agli investimenti e alle riforme nei trasporti. In aggiunta, con la collaborazione dei settori dei trasporti con quello dell’energia, è in arrivo un quadro normativo a sostegno dell’approvvigionamento e, con buoni finanziamenti, saremo sulla strada giusta per garantire da un lato gli approvvigionamenti energetici necessari per la mobilità, e dall’altro raggiungere i nostri obiettivi globali in ​​materia di emissioni.”

Green Deal europeo e digitale: quali sono le iniziative per una mobilità sostenibile e “smart”? 

“La decarbonizzazione del settore dei trasporti dipende dalla disponibilità di alternative ai combustibili fossili. Abbiamo bisogno di forniture sufficienti di elettricità rinnovabile, biocarburanti sostenibili, idrogeno pulito e altri combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio. E la parola chiave in questa frase è ‘sufficiente’. La domanda di mobilità è in crescita, il che è positivo perché ciò significa maggiore prosperità economica.

La Commissione non ha preferenze su come sostituire i combustibili fossili. Questo lo deciderà il mercato. Ma ciò su cui insistiamo è avere alternative sufficienti per raggiungere i nostri obiettivi di emissioni. La Commissione può aiutare a coordinare le questioni relative all’offerta, alla distribuzione e alla domanda. Abbiamo definito come intendiamo raggiungere questo obiettivo nel pacchetto di proposte Fit for 55 del 2021. 

Il regolamento sulle infrastrutture per i combustibili alternativi, ad esempio, promuove la fornitura e la distribuzione. Le sue disposizioni si tradurranno in un minimo di 1 milione di punti di ricarica elettrica sulle nostre strade entro il 2025 e oltre 16 milioni entro il 2050. Costruire infrastrutture di ricarica ci avvicinerà ai nostri obiettivi e anche le aziende di trasporto sembrano disposte a investire in questo tipo di infrastrutture. Ma avremo ancora bisogno di una maggiore produzione di elettricità e di una migliore distribuzione. I nostri dati mostrano che la domanda di elettricità per i veicoli elettrici aumenterà il consumo totale di elettricità nell’Ue di almeno il 2% entro il 2030.
Dobbiamo inoltre aumentare gradualmente la domanda di combustibili sostenibili, in particolare per navi e aerei. Per questo abbiamo nel pacchetto la nostra proposta ReFuelEU Aviation. Ci auguriamo che incrementerà l’uso di carburanti rinnovabili e a basse emissioni di carbonio per gli aerei e FuelEU Maritime farà lo stesso per le navi.

Per l’aviazione, vogliamo che i fornitori di carburante distribuiscano quantità crescenti di carburanti alternativi sostenibili agli aeroporti dell’Ue e, per garantire che le compagnie aeree lo utilizzino, chiediamo loro di miscelare il carburante tradizionale con quantità crescenti di carburanti alternativi sostenibili, a partire dal 5% nel 2030, e raggiungerà il 63% nel 2050. Ciò ridurrebbe le emissioni del trasporto aereo di circa due terzi entro il 2050.

Ma ancora una volta, per arrivarci, secondo alcune stime del settore, abbiamo bisogno di sette ulteriori impianti di produzione di combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio in tutta l’Ue entro il 2030, corrispondenti a un aumento della capacità di produzione di 2,2 milioni di tonnellate di combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio all’anno. La crescente capacità produttiva deve aumentare nel tempo. Entro il 2050, stimiamo che saranno necessari 104 impianti di produzione in tutta l’Ue.

Quindi, oltre alla regolamentazione, dobbiamo anche investire nella produzione fisica, in modo da avere abbastanza energia verde per soddisfare la domanda. L’importazione non è semplice, in particolare per l’idrogeno. Inoltre non vogliamo creare nuove dipendenze. Dobbiamo invece aumentare la produzione qui in Europa, e rapidamente. Ciò richiederà la collaborazione lungo l’intera catena del valore, che abbiamo avviato creando un’Alleanza per i combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio, per integrare la nostra Alleanza per l’idrogeno.”

Risorse naturali e ambiente sono al terzo posto in termini di allocazione dei fondi del NextGenerationEU per un totale di 401 miliardi di euro complessivi per il periodo 2021-2027 a livello europeo. Qual è la strategia europea anche in ottica globale?

“L’Ue si è prefissata l’obiettivo di ridurre progressivamente le proprie emissioni di gas a effetto serra fino al 2050 e di diventare, entro tale data, un continente resiliente ai cambiamenti climatici. Il piano per raggiungere tale obiettivo è definito nella Strategia dell’Ue per l’adattamento ai cambiamenti climatici, un documento importante che traccia le linee di azione della Commissione e principi su cui si basano le sue iniziative. La strategia ha quattro obiettivi principali: rendere l’adattamento più intelligente, rapido e sistemico e intensificare l’azione internazionale sull’adattamento ai cambiamenti climatici.

Gli obiettivi chiave in materia di clima ed energia sono fissati nei seguenti ambiti: Pacchetto clima ed energia 2020 e Quadro 2030 per il clima e l’energia. Tali obiettivi sono stati pensati per mettere l’Ue sulla strada per diventare un’economia climaticamente neutra, come specificato nella Strategia a lungo termine per il 2050 e sancito dalla Legge Europea sul Clima.
Concretamente, nel 2021 la Commissione europea ha adottato una serie di proposte legislative che stabiliscono come intende conseguire la neutralità climatica nell’Ue entro il 2050, compreso l’obiettivo intermedio di una riduzione netta di almeno il 55% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. Il pacchetto propone di rivedere diversi atti legislativi dell’Ue in materia di clima, tra cui il sistema ETS dell’Ue, il Regolamento sull’Effort sharing (che comprende anche target di riduzione specifici per paese), la legislazione sui trasporti e l’uso del suolo, definendo così in termini reali le modalità con cui la Commissione intende raggiungere gli obiettivi climatici dell’Ue nell’ambito del Green Deal europeo.

L’Ue segue i suoi progressi in materia di riduzione delle emissioni attraverso il monitoraggio e la comunicazione periodici e fa dettagliati impact assessment prima di introdurre legislazione o regolamentazione nuove.”

Pnrr: quali sono le iniziative presentate dall’Italia e accolte dalla Commissione in materia di sostenibilità ambientale? Come l’Italia beneficerà di questi investimenti sostenibili?

“L’Italia è un paese geograficamente eccezionale, ma l’orografia e la diversità del territorio italiano rappresenta storicamente una sfida nella costruzione di una rete integrata e sostenibile. A questo va aggiunta una serie storica di investimenti sub-ottimali nel passaggio a una moderna rete di trasporti locale e nazionale. Anche se tengo a sottolineare che la necessità di investimenti riguarda tutta l’Europa. 

Tornando al piano italiano, questo prevede ingenti investimenti nelle infrastrutture. Per esempio, nel settore ferroviario, l’obiettivo è di integrare un maggior numero di regioni nella rete ferroviaria ad alta velocità, e di completare i corridoi ferroviari merci. Il passaggio da trasporto su ruota a quello su ferrovia comporta di per sé già un abbattimento delle emissioni. L’Italia destinerà finanziamenti molto significativi per la costruzione di linee ad alta velocità nella parte settentrionale del Paese al fine di migliorare il collegamento della sua rete ferroviaria con il resto d’Europa.  Il Pnrr contiene inoltre misure volte a promuovere il trasporto locale sostenibile attraverso l’ampliamento delle piste ciclabili, della metropolitana, del tram e delle reti di autobus a emissioni zero. Ad esempio, il parco autobus del trasporto pubblico regionale sarà rinnovato con almeno 3.000 autobus a zero emissioni. Il trasporto locale sarà migliorato anche grazie alla costruzione di stazioni di ricarica elettrica in tutto il Paese e di punti di rifornimento di idrogeno per il trasporto stradale e ferroviario. 
Il piano comprende inoltre due riforme decisive che mirano ad accelerare i processi istituzionali: una per l’approvazione dei contratti tra il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il gestore della rete ferroviaria RFI; un’altra per semplificare le procedure di autorizzazione dei progetti infrastrutturali (riduzione del tempo di autorizzazione da 11 a 6 mesi).

La difficoltà di un’azione incisiva risiede nel comprendere che lo sforzo deve essere congiunto: da quello infrastrutturale, amministrativo e altro ancora. L’approccio europeo è di incoraggiare investimenti distribuiti sui vari fronti, per un risultato finale che sia maggiore della semplice somma aritmetica dei singoli fattori.”

Antonio Parenti. Rappresentante della Commissione Europea in Italia sotto l’autorità politica della Presidente von der Leyen. La Rappresentanza ha sede a Roma e a Milano. Da ottobre 2015 a fine maggio 2020, è stato Ministro Consigliere e capo della Sezione Economia, commercio e sviluppo delle Delegazione dell’Unione Europea presso le Nazioni Unite. In questo periodo ha diretto per la Ue numerosi negoziati relativi all’implementazione degli obiettivi dell’Agenda 2030 ed è stato il capo negoziatore europeo per il patto mondiale sulla migrazione. Prima di tale incarico, è stato il Vice Capo negoziatore della Ue per l’accordo di libero scambio con il Giappone e il capo dell’unità della Direzione Generale del Commercio della Commissione europea, responsabile per le relazioni con la Cina e l’estremo Oriente. Tra il 2007 e il 2009 è stato Vice Presidente della Severstal International, uno dei primi dieci produttori mondiali di acciaio, con delega per le relazioni internazionali. Dal 1995 è un funzionario di carriera della Commissione europea. Ha conseguito il Master in relazioni Internazionali presso la School of Advanced International Studies della Johns Hopkins University, il Master in diritto comunitario e la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna.

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